MISURARE LA FORZA ATTRAVERSO LA POLITICA

La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi.
Karl von Clausewitz

A cavallo del secolo, la vita politica nei Paesi europei è stata particolarmente turbolenta e movimentata. Nonostante i molteplici sconvolgimenti interni sia politici che sociali, i governi si erano concentrati principalmente sulle movimentate questioni della politica internazionale. Le fondamenta di questa politica erano state delineate nel 1879, quando la Germania e poi l'Impero austro-ungarico si erano uniti in un'alleanza militare, seguiti nel 1882 anche dall’Italia (Triplice Alleanza). Sulla base di questa unione, nel 1894 era nata un'alleanza politica tra Regno Unito, Irlanda e Francia (Entente Cordiale), nel 1892 l'alleanza franco-russa e nel 1907 era stato concluso l'accordo anglo-russo. I più potenti paesi europei erano stati anche divisi in due potenti blocchi con interessi contrapposti, che avevano in seguito acquisito, grazie alla loro influenza politica ed economica, anche una serie di Paesi più piccoli e più deboli. La potenza europea si era ben presto estesa anche agli altri continenti e l'inizio del conflitto non era affatto lontano.

L'aumento della tensione si percepisce il 28 luglio 1914 con l'attentato di Sarajevo all'arciduca Franco Ferdinando e alla sua moglie Zofia. Secondo l'opinione delle forze politiche di quei tempi, dietro a questo attentato c'era la Serbia, con la quale l'impero austro-ungarico era già in pessimi rapporti dall'inizio dell'unione con la Bosnia-Erzegovina (1908). Tuttavia, il governo di Vienna non era univoco sul da farsi, in quanto gli interessi erano differenti e le pressioni interne ed esterne molto forti. Attraverso questo atto, la diplomazia europea aveva infatti ottenuto un nuovo slancio ed un nuovo obiettivo. I Paesi ed i loro rappresentanti tentavano, almeno all'apparenza, di mantenere la pace, cercando con fervore nuove soluzioni alla situazione creatasi, ma in sottofondo in realtà si concludevano accordi nascosti. Era infatti chiaro che l'attentato rappresentava l'occasione migliore per attuare finalmente la tanto attesa "riorganizzazione del mondo".

Con la dichiarazione di guerra data dall'impero austro-ungarico alla Serbia il 28 luglio 1914, era stata innescata una frana che non poteva più essere fermata. Nonostante ciò, alcuni Paesi hanno comunque mantenuto uno status neutrale. Tra questi c'era inizialmente anche l'Italia che, tuttavia, sulla base dell'accordo stipulato con l'impero austro-ungarico e la Germania, avrebbe dovuto combattere al loro fianco. Nonostante la neutralità ufficiale, ha comunque guidato, sin dall'inizio della guerra, segrete trattative diplomatiche, sia con l'intesa che con le forze centrali. Voleva infatti guadagnare tempo, placando le divergenze politiche interne che avevano scosso l'Italia, ma soprattutto voleva garantirsi di uscire da questo conflitto nel miglior modo possibile. Il 26 aprile 1915, ha stipulato a Londra un accordo segreto con l'intesa, impegnandosi di dichiarare guerra alle due ex alleate nel giro di un mese. In cambio di questo accordo, l'intesa aveva promesso all'Italia non solo il Tirolo, offerto dall'impero austro-ungarico in cambio della sua collaborazione, ma anche l'intera Istria fino al Quarnero, l'isole di Cherso e Lussino con i rispettivi isolotti, il nord della Dalmazia, incluse le isole della Dalmazia centrale, una parte della Kranjska, la Val Tarvisiano, l'itera zona di Gorizia e Gradisca, compresa ovviamente Trieste, uno degli obiettivi strategici principali della maggior parte dei Paesi dell'Europa centrale.