IL MONDO INTIMO DI UN SOLDATO

Intorno a noi vige ora il silenzio, Purtroppo, questo significava che abbiamo nuovamente iniziato a pensare – purtroppo perché questa capacità aveva portato con sé la disperazione, il terrore, la paura dinnanzi la morte.
Hans Pölzer

Dato che l'intimità della persona è racchiusa all'interno del potente sistema militare, dominato spirito di squadra la subordinazione della comunità, diventa irrilevante e posta all'ultimo posto ma naturalmente esiste. Ciascun soldato ha creato all'interno dell'anonimo sistema militare un proprio mondo intimo che gli ha permesso di mantenere la propria umanità, un certo livello di buonsenso e il legame con la civiltà e la famiglia, che viveva lontano dalle trincee.

Non c'era molto tempo e opportunità per sfuggire alla realtà della guerra, per questo molti soldati si erano nel tempo totalmente abbandonati alla quotidianità degli obblighi militari "scollegando la mente ed il cuore" diventando in questo modo una "perfetta macchina da guerra". Nonostante ciò molti avevano di sfuggire a questo flusso. Il modo migliore era la corrispondenza con i propri familiari, la lettura di quotidiani e libri, preghiere, dove molti, nei periodi di pace più lunghi avevano iniziato a scrivere poesie e diari nei morenti più bui, Quando si sentivano sconfortati, prima di andare in guerra, si scambiavano parole di conforto e di coraggio, l'ultima occhiata alle fotografie delle persone care o solamente pensieri di addio indirizzati ai propri cari. Molti in questi casi si erano rivolti a Dio, cercando di accettare, attraverso la fede, la propria sorte. La tensione e la paura dinnanzi la morte o ferite gravi non svanivano mai, consapevoli della possibilità di dover far fronte alla propria morte o a quella degli altri soldati, questi pensieri tornavano ad ondate nella coscienza di ciascun soldato.

Di solito tra di loro non parlavano quasi mai della morte, della paura o delle uccisioni, se non ogni tanto attraverso il cinismo e l'umorismo nero, che permettevano loro di mantenere una distacco sicuro. Anche nei diari e le lettere alle famiglie le descrizioni dettagliate delle proprie emozioni personali sulla morte e le uccisioni sono rare. Le ragioni di questo sono molteplici: dalla censura che aveva impedito questo tipo di scrittura, l'auto-censura, i soldati volevano evitare un'ulteriore diffusione di paura e terrore tra i parenti, l'incapacità di verbalizzare l'ansia e gli orrori ai quali erano sottoposti. Queste sensazioni erano per molti troppo forti, che non riuscivano più a sostenere, portando molti alla follia o uno shock psicologico di breve durata, altri invece, in un momento di sconforto, avevano deciso di togliersi la vita.